La #mondina era impiegata durante il periodo di allagamento dei campi, tendenzialmente dalla fine di Aprile agli inizi di Giugno, dall’alba al tramonto, al fine di proteggere le piantine di riso dallo sbalzo termico nelle prime fasi del loro sviluppo. Il lavoro consisteva nel togliere le erbacce infestanti che crescevano nelle #risaie e che rischiavano di compromettere la crescita delle piantine. Le condizioni d’impiego di queste lavoratrici erano pessime e la figura della #mondariso nel corso del tempo si è ritagliata uno spazio ben definito: paladina delle rivendicazioni salariali e dello scontro di classe nel mondo contadino da un lato ed espressione dell’emancipazione femminile dall’altro. Durante la giornata lavorativa le mondine usavano cantare tutte insieme e spesso intonavano canti provocatori. Il cappellone cui si allude nei versi finali di questa canzone è probabilmente il largo cappello di paglia che le mondine usavano per proteggersi dal sole e che può finalmente essere abbandonato al momento di tornare a casa.
Questo è il canto che contraddistinse il lavoro delle mondine nei campi, un canto di protesta contro il padrone e le dure condizioni a cui erano costrette. #video
Saluteremo il signor padrone
Saluteremo il signor padrone
Per il male che ci ha fatto
Che ci ha sempre maltrattato
Fino all’ultimo momen’
Saluteremo il signor padrone
Per la sua risera neta
Pochi soldi in la casseta
Ed i debiti a pagar
Macchinista macchinista faccia sporca
Metti l’olio nei stantuffi
Di risaia siamo stufi
Di risaia siamo stufi
Macchinista macchinista faccia sporca
Metti l’olio nei stantuffi
Di risaia siamo stufi
A casa nostra vogliamo andar
Con un piede con un piede sulla staffa
E quell’altro sul vagone
Ti saluto cappellone
Ti saluto cappellone
Con un piede con un piede sulla staffa
E quell’altro sul vagone
Ti saluto cappellone
A casa nostra vogliamo andar
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