Il maiale nella storia


Il #maiale è oggi uno dei cardini del sistema alimentare dell’Italia settentrionale, ma non è sempre stato così; nell’Antichità, infatti, era la carne ovina quella di gran lunga più consumata.
Fu con l’inizio del Medioevo e con le invasioni barbariche che il maiale divenne progressivamente quello che è oggi dal punto di vista alimentare e quindi anche economico per le popolazioni insediate nella Pianura Padana.
Nel Medioevo, però, i maiali avevano un aspetto assai diverso da quelli odierni: venivano infatti allevati nei boschi allo stato brado, in spazi dove potevano muoversi molto, rimanendo perciò magri e snelli, con zampe lunghe e sottili.
L’allevamento del maiale era talmente importante nel Medioevo e nell’età moderna da costituire la principale unità di riferimento della produzione silvo-pastorale, tanto da fungere da vera e propria unità di misura dei boschi, valutati in base al numero di capi che vi si potevano allevare.
Proprio questo tipo di allevamento brado determinava la taglia degli animali, che erano molto più piccoli e leggeri di quelli attuali: il peso della bestia raggiungeva al massimo gli 80 Kg, inferiore di almeno tre volte alla stazza dei maiali odierni.
Soprattutto per questa ragione, gran parte delle razze suine storicamente allevate in Italia sono oggi scomparse, sostituite generalmente dalla Large White, selezionata in Inghilterra nella seconda metà del XIX sec., preferita proprio per la sua maggiore resa, per la velocità di accrescimento e per la qualità delle sue carni.

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