Un cronista della fine del settecento, Attilio Magri, così descriveva questi opifici: #pile o #piste coi #pestoni di legno a musone ferrato mossi da bracci sporgenti o palatron di un così detto maschio ossia grosso albero di legno forte, ben arrotondato, girante sopra il proprio asse, saldamente fissato alle estremità. Questi pistoni abbandonati ad una certa altezza dai palatron del maschio in movimento, cadendo sul #risone vestito della sua buccia e costretto in una buca ellissoidica di marmo levigatissima nelle sue parti interne, ne determina la separazione della buccia e successivamente dell'epidermide che va in semola o #bulla lasciando dopo lunga operazione bianco il grano. Le prime pile da #riso del mantovano vennero impiantate dai primi del Seicento in poi contestualmente alla messa in coltura del nuovo cereale.
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