Il Pesce d'acqua dolce

Il consumo nella tradizione


Il pesce era uno degli elementi centrali del sistema alimentare europeo fin dall’antichità.
La diffusione del Cristianesimo è stata fondamentale nell’incrementare ulteriormente il consumo di pesce; in una società costantemente in precario equilibrio alimentare, infatti, la Chiesa imponeva di mangiare “di magro” almeno un giorno su tre.
Quindi, tra condizionamenti economici e precetti religiosi, si può senz’altro affermare che il pesce fosse uno degli alimenti più presenti sulla tavola dal Medioevo fino alla Rivoluzione Industriale. Di conseguenza la pesca e il commercio del pesce furono due tra le prime attività a essere regolamentate, a partire già dall’alto Medioevo. Motivazioni di ordine fiscale, sanitario, ma anche di tutela del patrimonio ittico, incentivarono questa tendenza regolativa anche nelle epoche successive.
In particolare per quanto riguarda il pesce d’acqua dolce, che era di gran lunga preferito a quello di mare.
Il pesce era quindi un cibo popolare, ma contemporaneamente era anche un prodotto di lusso sul quale i cuochi delle grandi corti europee si sbizzarrivano nell’inventare preparazioni sempre più ricche ed elaborate. La gastronomia contemporanea, che dedica molta attenzione al pesce, è figlia di entrambe le tradizioni: quella povera, particolarmente interessata alle tecniche di conservazione e quella principesca, costantemente alla ricerca di condimenti e ricette in grado di stupire i commensali.
A Mantova e nel Mantovano le regole sulla pesca e sulla vendita del pesce erano ancor più dettagliate e stringenti; il fatto che la città e il suo territorio fossero particolarmente ricchi di corsi d’acqua, incrementò la spinta verso una regolamentazione che fosse in grado di garantire l’approvvigionamento alimentare della città, i redditi dei pescatori e dei pescivendoli e di salvaguardare la pescosità di laghi e fiumi nel lungo periodo.

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